La nostra società, purtroppo, ha spogliato la nostra esistenza del piacere dei piccolo gesti quotidiani, come, appunto, quello di gustare un buon bicchiere di vino, meglio se in compagnia.
Nelle tradizioni e nella cultura mediterranea, il vino assume, accanto al pane, una importante valenza simbolica. Il culto di Dioniso si diffuse in tutti i paesi costieri del Mediterraneo e, con esso, la coltivazione della vite, tanto che il sacrificio di Dioniso viene, talvolta, accostato a quello di Cristo, celebrato mediante la consumazione eucaristica del pane e del vino. Il vino come sangue del Signore ricorre in questo ed in molti altri episodi evangelici.
Dalla scoperta di Noè alle nozze di Cana, nella Bibbia il vino è un simbolo sospeso tra la concezione di un benefico sostegno dato all’uomo e la condanna dei rituali dionisiaci. Ma al suo apice diverrà Segno altissimo nell’Ultima cena di Cristo. Non è solo Alceo a ricordarci – sei secoli prima di Cristo – che la «divinità diede agli uomini il vino per dimenticare i dolori», né alle soglie del cristianesimo è solo Orazio a cantare nelle sue Odi: Nunc vino pellite curas, «Ora cacciate gli affanni col vino». Era, infatti, già l’antico salmista ebreo a esaltare il vino che «allieta il cuore dell’uomo» (Salmo 104,15)

La bevanda di un frutto della natura che dà sapore al sapere della storia dei popoli e dei luoghi dove si beve. Sapere e sapore che sono la sostanza dell’uomo sin da quando il primo uomo offrì una coppa di questo nettare alla sua compagna nel giardino terrestre

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