Tu ancora non puoi sapere dove approderai. Ma chi incomincia a cercare ciò che ama finirà sempre per amare ciò che trova. Ti metti in cammino verso Est e magari raggiungi l’Ovest. Non è importante adesso. L’importante è mettersi in cammino. Altrimenti non arriverai da nessuna parte. E passerai il resto della tua vita a disprezzarti per ciò che avresti potuto essere e non sei stato. La meta iniziale del viaggio rappresenta solo lo stimolo per partire”
Massimo Gramellini

Dedicato a tutti quelli che vorrebbero tornare ad essere quello che non sono stati…magari un tiramisù o una zuppa di pesce

 

E in cammino ci sono da un pò adesso, cosi tanto che ho voglia di riposare…..

Se fossi un piatto cosa saresti?…Senza parole; nessuno me lo aveva mai chiesto prima, io che di piatti ne faccio 100 al giorno non ci avevo mai pensato. Che piatto sarei? Forse sarei un secondo piatto, si la portata principale, sicuramente sarei di mare, non riesco a stare più senza, sarei caldo perchè il freddo l’ho odiato…credo che sarei una  Zuppa di pesce, si proprio una zuppa di pesce. A quasi 32 anni quindi posso dire di essere diventato una zuppa di pesce, posso dire finalmente di conoscermi, posso dire grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato a farmi conoscere, permettendomi di cambiare, si perchè alla fine nessuno ti cambia facendoti diventare una cosa che non sei, ti cambia portando alla luce una parte di te che non conoscevi ma che ti appartiene. Si cambia diventando una persona che si è già, ma quello che più importa è che si cambia ;).

 

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Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.

A.Barricco

Non so se sono un bel posto dove stare, questo lo devono giudicare quelli che mi visitano, quello che so è che ce la sto mettendo tutta ad essere un posto, o almeno a sembrare tale…E’ la filosofia che si dovrebbe adottare per star bene dove si è, o dove si è arrivati, o dove si sta per andare, attraverso  tutte quelle “strade” giuste o sbagliate che abbiamo percorso e che percorreremo. Il problema, forse,  è che  spesso si ha bisogno di un Posto in particolare, delle sue strade, dei suoi rumori, dei suoi odori, perchè quel posto ti da la serenità che altri posti non possono darti, per quanto tu alla fine sia un posto sereno dove poter stare. Penso che se fossi un posto, vorrei essere una panchina di fronte al mare, una di quelle tante panchine di fronte al mare…immaginate quante persone hanno visitato quel posto e quante storie ha da raccontare una panchina di fronte al mare ;).

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“Dimmi cosa ne fai del cibo che mangi”, mi disse una volta, “e ti dirò chi sei. Alcuni lo trasformano in grasso ed escrementi, altri in lavoro e buonumore, e altri ancora ho sentito dire, lo trasformano in Dio. Gli uomini, quindi, sono di tre categorie; io, padrone, non sono dei peggiori né dei migliori; io sto in mezzo. Il cibo che mangio lo trasformo in lavoro e buonumore. Non male, dopotutto!”


Al Bigotta che ha dato il La al piatto… a Nicole e Luca…e alle sbronze che sono seguite (…no il tonno, qui, non c’entra)

 

 

Anche io sto nel mezzo…e devo essere sincero è la posizione che più mi aggrada, la prima è troppo comune e riguardo alla terza, le manie di onnipotenza le lascio a qualcun’altro. Con il cibo passo gran parte della giornata, se non riuscissi a tirar fuori dal mio lavoro un pò di buon umore forse non farei questo lavoro e forse non starei qui a raccontarvi del cibo. Chiunque dovrebbe trarre da ciò che fa del buon umore per non morire nel proprio lavoro, per non odiarlo e per non odiarsi. Le settimane trascorse intensamente, il tanto lavoro, i pochi giorni di riposo e i festeggiamenti per due compleanni importanti (il mio e quello di Luca) mi hanno sfiancato. Sin da piccolo il mio compleanno mi è stato profondamente sulle scatole, il dover festeggiare per forza mi ha sempre dato sui nervi, magari mi svegliavo con la luna e tutti gli altri astri, diciamo, non perfettamente allineati e comunque tutti naturalmente mi chiamavano per farmi gli auguri e per sapere cosa si sarebbe fatto e la prima risposta che mi balenava in mente, puntualmente, era NIENTE!!!! Poi però alla fine finivo per organizzare la mia festa, che puntualmente finiva per farmi star bene. Quest’anno il malumore pre-compleanno si è presentato preciso come un orologio svizzero e la solita voglia di nulla, complice la stanchezza e il lavoro, incombeva e davvero questa volta non avrei fatto nulla fosse stato per me….ma… fortunatamente non sempre nella vita decidiamo proprio tutto quello che faremo e  devo ringraziare i pochi (ma buoni) amici che ho incontrato qui a Monaco per aver cancellato i miei soliti malumori pre-compleanno con la loro compagnia.

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Frei tag oggi (giorno libero:))…e meno male! L’estate ancora non arriva, la primavera ci sta provando ma ancora se la deve vedere con l’autunno che a sprazzi se la gioca con l’inverno…insomma un meteo equilibrato. Se non altro l’estate è arrivata nella mia testa e nel mio cuore…Sto capendo appieno le opportunità che questa città offre e può offrire e me la sto godendo spensieratamente senza farmi troppi problemi per il futuro e tanto meno me li faccio per il passato; lungi da me dispensare consigli ma credo che sia ciò che ognuno in fondo debba fare. ;).

Vi lascio con un antipasto o un secondo dai profumi e colori che possono solo ricordare il sole estivo.

 

 

 

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Dopo 5 giorni di GRIGIORE, finalmente splende un po’ di sole, non vedo l’ora arrivi la primavera, con i suoi colori e i suoi sapori, sono stanco dell’inverno; poi quest’anno devo dire che di freddo ne ho visto, passare da Cagliari a Monaco di Baviera è stato uno sbalzo di temperatura (e non solo :P) notevole….Ecco perchè vi metto questa ricettina, semplice semplice ma di sicuro effetto… giusto per iniziare a sentire l’odore, ancora in lontananza purtroppo, dell’estate, sufficiente però a fare venire l’acquolina in bocca…

 

Cosa occorre:

Per 4 persone

  • 12 fette di spada non troppo spesse
  • 3 zucchine
  • aglio q.b
  • menta q.b
  • origano fresco q.b
  • 100 gr insalata lollo o riccia
  • 1 radicchio trevisano
  • 1 mazzetto di rucola
  • olio extra vergine q.b
  • sale e pepe q.b

 

Come procedere:

Dunque dunque, iniziamo dalle insalatine, lavatele e mettetele a scolare, poi continuate con le zucchine, lavatele e tagliatele a fettine non troppo sottili, cercate di tagliarle un po’ in obliquo cosi da darle una forma un po’ allungata e non la solita “rondella” 😀 ne serviranno circa una ventina, scaldate per bene una piastra o una padella antiaderente e scottatele finche non diverranno dorate, riponetele in un contenitore e conditele con delle foglie di menta, un pizzico di sale, un filo di olio extra vergine e 2 goccie ma proprio 2 di aceto bianco. In una padella antiaderente ben calda scottate per pochi minuti i trancetti di pesce spada con un filo d’olio, 2 spicchi d’aglio e un trito di menta e origano fresco. Componiamo il piatto, fate dei bouquet con l’insalatina lollo, il trevisano e la rucola, e metteteli sul piatto, poi al centro posizionate a strati le zucchine e i trancetti di spada (tipo 2 zucchine, spada, 2 zucchine, spada… vedete voi insomma :)) condite con un filo dolio evo e il sughetto della padella, ricordatevi di condire anche i ciuffetti di insalata…tutto deve essere sempre condito dentro al piatto, come nella vita, no? :P.

 

Buon appetito.

C’è un motivo per cui ho scelto questo piatto, a dire il vero ce n’è più di uno…Innanzitutto è un piatto che adoro, mi ricorda l’infanzia, mi piaceva gia da quando ero bambino, lo preparava mia nonna, lo preparava la mamma di mia nonna e chissà magari la mamma di mia bisnonna:D; mia nonna preparava la burrida il giorno prima e  la lasciava riposare più di 24 ore, solo così questo piatto può essere gustato al meglio, l’aceto e l’olio poi permettono che si mantenga anche per diversi giorni. Inoltre volevo preparare un piatto tipico della mia città, come per salutarla…già salutarla; sabato infatti  partirò per la Germania, lavorerò in un bel ristorantino a Monaco di Baviera; si parte nuovamente, di nuovo saluti e altri arrivederci, il pensiero di salutare gli amici di sempre, le persone e i luoghi che ami, le persone che credevi non avresti più salutato, le persone che anche se per poco o da poco entrano a far parte, in qualche modo, della tua vita mi rattrista; ma solo in questo modo potrò tornare col bagaglio di esperienze necessarie alla realizzazione dei miei progetti.

 

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Domenica di pioggia anche nella città del sole oggi, bè l’inverno è inverno anche qui, fortunatamente dura un pò meno che su al nord :). Oggi in teoria mi ero prefissato di fare una bella escursione, un bel trekking con qualche amico ma aimè il tempo mi è stato avverso e mi sono dovuto accontentare di un pranzetto domenicale, qualche film su sky e la mia adorata poltrona. Assolutamente la più classica delle domeniche…Se non fosse per questo “piattino” molto interessante, in principio seppie e piselli non sarebbero dovute essere abbinate al riso, invece poi….

Per un amica a cui piace tanto questo riso 😉

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