Il mondo è strano: si allarga, si ristringe e poi si riallarga e tu non puoi mai essere sicuro di riuscire a starci bene dentro. Ma quando riesci a stare dentro, devi rubare tutta la vita che puoi. E metterne un po’ da parte, che magari, un giorno, quando avrai bisogno di ricordi, ti servirà quella manciata di vita e ti farà piacere ritrovarti un po’ di sabbia nei capelli. E ti metterai li ad accarezzare il tuo cuore e a lasciarlo parlare.
Giulia Carcasi

 

 

…Aspettare, sempre ad aspettare. Perchè aspetti? Aspetti chi? Perchè? Quanto aspetti? Aspetti cosa? Aspetti che le cose cambino da sole? Magari aspetti che cambino mentre ti lamenti che non cambiano, aspetti che la vita ti faccia un miracolo? Aspetti che la vita ti sorrida, ma tu di sorriderle non hai la minima intenzione, e a questo punto ho capito che se mi sta sulle palle lei non vedo perchè dovrei starle simpatico io e così ho deciso che forse era meglio che la finissi di lamentarmi e magari iniziassi a darmi da fare; che non dovevo rimandare niente e tantomeno aspettare nessuno…Perchè a volte è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai….e così ho iniziato a decidere cosa mettere in valigia. 😉

 

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“Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: Questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce”.

Carlos Castaneda

 


Quante volte mi chiedo se ho preso la strada giusta, se mi porterà dove voglio, se quello che voglio lo so davvero o quello che voglio non è quello che voglio e forse quello che voglio veramente è quello che non voglio….Aaaaaahhhh vaneggiiii. In realtà quello che voglio forse lo so, in realtà lo so sempre, solo accidenti a volte mi convinco di non saperlo, non so perchè, forse per spiazzarmi, per dirmi ” hai visto? non lo sapevi!” anche se in realtà l’ho sempre saputo :(. Credo fermamente che tutte le strade che decidiamo di intrapendere abbiano un senso, un senso evidente che tutti conoscono, o uno intimo e nascosto che non conosciamo o che forse conosciamo troppo bene, un senso lo devono avere o forse un senso glielo dobbiamo dare. Spesso Non ci sono indicazioni, l’istinto ci aiuterà a scegliere quella che sarà la nostra strada….e se la strada ha un cuore di sicuro lo capiremo. 😉

 

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Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.

A.Barricco

Non so se sono un bel posto dove stare, questo lo devono giudicare quelli che mi visitano, quello che so è che ce la sto mettendo tutta ad essere un posto, o almeno a sembrare tale…E’ la filosofia che si dovrebbe adottare per star bene dove si è, o dove si è arrivati, o dove si sta per andare, attraverso  tutte quelle “strade” giuste o sbagliate che abbiamo percorso e che percorreremo. Il problema, forse,  è che  spesso si ha bisogno di un Posto in particolare, delle sue strade, dei suoi rumori, dei suoi odori, perchè quel posto ti da la serenità che altri posti non possono darti, per quanto tu alla fine sia un posto sereno dove poter stare. Penso che se fossi un posto, vorrei essere una panchina di fronte al mare, una di quelle tante panchine di fronte al mare…immaginate quante persone hanno visitato quel posto e quante storie ha da raccontare una panchina di fronte al mare ;).

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….Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

A. Barricco

 

…A volte penso che pensando troppo mi precludo cose che vorrei fare, che avrei dovuto fare e non ho mai fatto. Penso che la vita passi troppo velocemente per capire e agire sempre nel migliore dei modi. Penso e sono sicuro  che ogni giorno da un sorriso si debba lasciare trasparire un ti voglio bene. Penso che molte volte sia più bello dare che ricevere. Penso che certi momenti non possano tornare più. Penso che la vita vada vissuta così come viene…

Cosa occorre:

Per 4 persone

Per la pasta:

  • 300 g di semola
  • 3 uova
  • sale q.b
  • olio e.v.o q.b

Per la salsa:

  • 500 gr di pancia di vitello
  • 1/2 carota
  • 1/2 costa di sedano
  • 1/2 cipolla
  • acqua q.b
  • sale q.b
  • pepe q.b
  • poco concentrato di pomodoro
  • vino bianco q.b
  • 5 o 6 cime di rapa

Come procedere:

Prendete le vostre cime di repa (no, non ho sbagliato a scrivere :P) lavatele per bene, sbollentatele 2 minuti in acqua bollente e immergetele subito in acqua freddissima! Ora prendete la vostra bella pancia di vitello e un coltello ben affilato, sgrassate la pancia ma senza esagerare, qualche filo di grasso qua e la non può far altro che insaporire il nostro ragù ;), ora tagliate a cubettini la carne e spadellatela con un filo d’olio e sale in una padella bella calda e antiaderente (fatelo in 2 riprese la carne deve rosolare e non bollire! mi raccomando :)); riponete i cubetti spadellati in uno scola pasta e lasciate scolare i liquidi della carne. In un tegame capiente fate rosolare un trito di carote, sedano e cipolla e dopo qualche minuto aggiungete la carne, salate e pepate e fate rosolare per bene, sfumate col vino bianco e a questo punto aggiungete il concentrato, il liquido recuperato dalla carne e circa un litro d’acqua e lasciate andare a fuoco lento sino a cottura. Nel frattempo che il nostro ragù cuoce prepariamo la pasta. Impastate la semola con le uova, un filo d’olio e un pizzico di sale, fino a che non otterete un impasto liscio e omogeneo; stendete la sfoglia, con la macchina o con il mattarello, fatela bella sottile e con un coppapasta quadrato ricavate una dozzina di pezzi. Se avete la fortuna di avere la macchina per stendere la pasta, potete sbizzarrirvi anche nella decorazione della pasta, magari inserendo una foglia di prezzemolo ;). Per la salsa finale, tritate le cime di rapa precedentemente sbollentate e saltatele in padella con  un filo d’olio e un pizzico di sale aggiungete il ragù e allungate con un pò d’acqua di cottura della pasta se necessario. Cuocete in acqua bollente e salata i quadratini di pasta, scolateli e impiattate alternando la pasta con la salsa ;).

 

Buon appetito

 

Siamo sardi
Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.
Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare.
Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.
Noi siamo sardi.

Grazia Deledda

Sai sempre che è li ad attandere, ad attenderti; silenziosa e  imperscrutabile,  ti osserva da lontano, ovunque tu vada sai che è li ad aspettarti. Però questa volta l’ho sentita, ho sentito una scossa; è stato un terremoto, la terra ha tremato, la terra ha chiamato e lo ha fatto più forte del solito. Ha ruggito, mi ha spaventato, messo in riga, riportato all’ordine, mi dato l’ultima scossa di adrenalina che mi permetterà di non prolungare ancora a lungo il rientro a Casa.

Cosa occorre:

Per 4 persone

  • 8 capesante (vanno bene anche surgelate)
  • 3 rape rosse
  • 100 grammi di nocciole tritate o in granella
  • 4 frutti di cappero
  • olio e.v.o q.b
  • sale & pepe

Come procedere:

Quando Scegliete la capasanta il colore dovrà essere brillante, il bianco dovrà essere bello candido e l’arancione bello acceso. Solitamente vengono vendute già aperte a metà, e parzialmente pulite. Nel caso in cui le compriate ancora chiuse, per pulire le capesante, è necessario aprire la conchiglia, staccarle dal guscio e lavarle. Togliete sempre la parte filamentosa e quella più scura della capasanta! Nel caso le compriate surgelate invece togliete solo il nervetto, con le mani stesse. Dopo averle pulite, in entrambi i casi (fresche o non….) mettetele in un contenitore bucherellato cosicchè possano scolare o in uno scolapasta. Per la crema fate bollire le rape per circa 30 minuti, accertatevi con la punta del coltello che siano tenere; pelatele e frullatele in un frullatore a boccale, con olio, sale, pepe e un goccio di aceto bianco, aiutatevi con un filo d’acqua per raggiungere la cremosità voluta, assaggiate e aggiustate di sale e pepe. Preparata la crema, sistemiamo le capesante dopo averle asciugate per bene in un pò di carta da cucina o su di un panno pulito, in una padella “fumante” mettete un filo d’olio extra vergine e scottate in modo da colorare le capesante su entrambi i lati, aiutandovi con una palettina da cucina per girarle; dopo salatele, “impanatele nella granella e infornatele pochissimi minuti a forno alto (200° :P). Servite le capesante caldissime con la crema di rapa e un frutto di cappero ;).

Buon appetito

…quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca… …io questo l’ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro… le sue piccole tristi biglie infrangibili… e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo… sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino… ci si vede dentro tanta di quella roba… è una cosa che ti mette l’allegria addosso… non smetterla mai… e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita a modo suo… meravigliosa vita.

(A. Baricco)

 

Dedicato a tutti quelli che pensano di avere troppi errori alle spalle; dedicato a tutti quelli che pensano di essere “sbagliati”; dedicato a tutti quelli che questa vita hanno paura di romperla tenendola in una boccia di cristallo; dedicato a tutti  quelli che nelle loro “bocce” non soffiano più e a chi  ci ha sempre soffiato. Dedicato a tutti quelli che pensano sia stato un anno “sbagliato”, un anno da dimenticare o uno da ricordare, un anno facile o forse difficile questo 2012…ma che in realtà è stato solo Vita, meravigliosa vita…Buon 2013 a tutti.

Un grazie a Nicola per questo dolce a 4 mani ;).

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Spesso lo stato della cucina riflette lo stato della mente. Gli uomini confusi e insicuri, d’indole remissiva, sono dei pensatori. Le loro cucine sono come le loro menti, ingombre di rifiuti, stoviglie sporche, impurità, ma essi sono coscienti del loro stato mentale e ne vedono il lato umoristico. A volte, presi da uno slancio focoso, essi sfidano le eterne deità e si danno a metter ordine nel caos, cosa che a volte chiamano creazione; così pure a volte, mezzo sbronzi, si danno a pulire la cucina. Ma ben presto tutto torna nel disordine e loro a brancolare nelle tenebre, bisognosi di pillole e preghiere, di sesso, di fortuna e salvazione. L’uomo con la cucina sempre in ordine è, invece, un maniaco. Diffidatene. Lo stato della sua cucina e quello della sua mente coincidono: costui, così preciso e ordinato, si è in realtà lasciato condizionare dalla vita e la sua mania dell’ordine, dentro e fuori, è solo un avvilente compomesso, un complesso difensivo e consolatorio. Basta che l’ascolti per dieci minuti e capisci che lui, in vita sua, non dirà mai altro che cose insensate e noiose. È un uomo di cemento. Vi sono più uomini di cemento, al mondo, che altri. Sicché: se cerchi un uomo vivo, dà un’occhiata alla sua cucina, prima, e ti risparmierai un sacco di tempo.

— Charles Bukowski


La mia cucina tutto è fuorchè ordinata, certo non ho rifiuti sparsi qua e la, ma l’ordine, davvero,  non è cosa che mi appartiene; ogni tanto provo a riordinare, a mettere apposto ma le cose si rimettono in disordine o forse, più semplicemente, si rimettono dove vogliono stare loro, quindi senza farmi troppi problemi le lascio li dove si sono messe….contente loro ;).
Era da tanto che non scrivevo, in effetti tra un articolo e l’altro si susseguono sempre lunge pause, ma il lavoro mi sommerge. Il lavoro a volte senza che ce ne accorgiamo ci fa tralasciare cose ben più importanti, magari vedere un amico, abbandonarsi ad un libro o semplicemente  abbandonarsi ai propri pensieri, alla fine quasi sempre viviamo per lavorare e non ce ne rendiamo conto; in realtà io ho un progetto: sto lavorando per poi smettere di lavorare, so che è un progetto complicato ma ci sto….lavorando, appunto :D.